L’importanza di piantare un seme

Nelle ultime settimane gli impegni sono aumentati e, mio malgrado, ho avuto poco tempo per scrivere. Cercherò di rimediare!
La scorsa settimana sono stata ospite di una classe terza della scuola primaria, è stato l’ultimo incontro che ho fatto a scuola, per quanto riguarda l’anno scolastico in corso.
Come sempre accade in queste occasioni, ho avuto la possibilità di apprendere molto dai piccoli curiosi.
Sono uscita dalla classe con la mia borsa piena di libri, pezzi di argilla e fogli di giornale, ma, sopratutto, colma di entusiasmo, curiosità, affetto, abbracci e sorrisi.
Dopo una breve introduzione teorica sulla professione dell’archeologo, siamo passati al laboratorio. I bambini hanno realizzato un vaso utilizzando l’argilla e sperimentando la tecnica del colombino.
Quando progetto un laboratorio, per me, è importante che i bambini apprendano e si divertano, ma, sopratutto, è fondamentale che i bambini sperimentino materiali e tecniche realmente utilizzati nel passato. Non ha senso cercare di “insegnare” qualcosa senza dare informazioni veritiere, scientificamente corrette o proponendo l’uso di materiali non adeguati.

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In questo mio post, però, non voglio soffermarmi sugli aspetti pratici del laboratorio tenuto a scuola, ma, sul significato più profondo che, per me, hanno questi incontri.
Quando ho salutato i bambini ho detto loro : “Lo scopo del nostro incontro non è che voi diventiate tutti archeologi, paleontologi o storici. Il mio desiderio è che voi, qualsiasi cosa decidiate di fare nel vostro futuro, lo facciate con passione, perchè amare molto quello che si fa è fondamentale per essere felici! Spero, inoltre, che conoscere la storia e l’archeologia vi aiuti a guardare con occhi diversi e curiosi al mondo che vi circonda”.
Non ero certa che i bambini avessero colto in pieno il mio messaggio, ma ero certa di aver piantato un seme.

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Prima di avviarmi verso l’uscita, molti bambini si sono avvicinati, mi hanno abbracciata e mi hanno detto “Grazie per quello che ci hai detto e fatto fare!Torni sabato prossimo?”
Ho avuto la conferma di aver agito nella giusta direzione.
Maria Montessori, che continuo a studiare da autodidatta e mi fornisce sempre nuovi spunti, diceva “Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino”.
Quando i bambini mi hanno salutata erano molto felici, su questo non ho dubbi.

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