Il sole visto da “piccoli” artisti

“Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino.” (Arthur Schopenhauer)

La scorsa settimana è cominciato il percorso che mi vedrà impegnata per sette giovedì in una scuola dell’infanzia, una piccola scuola, molto speciale.
Ogni laboratorio sarà preceduto dalla lettura di almeno un libro e dall’osservazione e commento di alcune opere d’arte.
Nel primo incontro ci siamo occupati del sole e, dopo la lettura di Quando il sole si sveglia, di cui ho parlato in un precedente post nella sezione Libri che passione, ci siamo dedicati alla parte “pratica”.

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Nella progettazione di questo laboratorio sul sole, e non solo, mi sono ispirata al libro di Bruno Munari, Disegnare il sole.

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I bambini si sono cimentati nella realizzazione del sole utilizzando diverse modalità.
Lo hanno disegnato con le dita, utilizzando semplici colori a tempera, gialli e rossi. Una piccola artista ha deciso di affiancare tanti soli gialli e tanti soli rossi, dando vita ad una creazione davvero originale.
Poi ho dato ai bambini tanti triangoli di cartoncino colorato, che avevo preparato a casa, e hanno creato il sole incollando in cerchio i triangolini. Abbiamo disegnato il sole riempiendo un cerchio con tanti punti rossi e gialli, fatti con il pennarello.

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Infine ho dato ad ogni bimbo la sagoma di una città ed ognuno ha deciso dove e come disegnare il sole.
Un piccolo artista ha deciso di disegnare una scia luminosa, con il giallo, che percorre tutto il profilo della città, un altro ha disegnato un bel cerchio rosso e, per rafforzare quanto detto durante l’osservazione dei quadri, che ho proiettato sul telone, ho chiesto “Quando è rosso il sole?” “Quando va a dormire e quando si sveglia!”

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Dopo ogni incontro mi porto sempre “qualcosa a casa”, che mi permette di arricchirmi, di migliorare, di cambiare e di crescere. Questo è uno dei tanti motivi per cui dico sempre che, ho la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo, per lo meno per me! Molti probabilmente non lo farebbero mai e pensano soltanto che sia stancante lavorare con 20 bambini piccoli e, non si può negare che lo sia. Per me, però, non c’è paragone tra lavorare 10 ore dietro ad una scrivania, in mezzo a scartoffie, e lavorare 3 ore in mezzo a 20 anime vivaci, curiose, che ti fanno chiedere “Chissà dov’è finita il “me bambina”?”.
Quando qualcuno dice che di lavoro “faccio giocare i bambini”, un pò mi arrabbio ed un pò sorrido. Il lavoro di preparazione che c’è dietro ad ogni incontro è molto, fatto di studio, di prove, di tentativi e di cambi di rotta, ma è anche vero, che io gioco e mi diverto.

Buon lavoro!

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