Parlare di integrazione, mentre si fa un ritratto!

Sabato pomeriggio stavo ritagliando facce di carta di tutti i colori, per un laboratorio sul ritratto, che terrò a breve in una scuola dell’infanzia, e, poichè ritagliare, colorare, incollare, sono attività che mi rilassano e che mi inducono alla riflessione, ho pensato…perchè non portarsi nella borsa il libro “Uno e sette”, di Gianni Rodari? Perchè perdere una buona occasione per porre l’accento sull’importanza dell’integrazione fra persone di culture diverse?
In realtà, mi rendo conto, che, i bambini non vedono “differenze”, o meglio, non le considerano tali e, se le considerano tali, è solo perchè un adulto glielo ha fatto notare.

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Uno e Sette fa parte della raccolta Favole al telefono, che noi possediamo in un’edizione degli anni ottanta, perchè risale all’infanzia del papà.
Inoltre, di “Uno e sette”, possediamo anche una bella versione illustrata da Vittoria Facchini, artista ed illustratrice pugliese che, nel 2006, ha vinto il Premio Andersen come migliore illustratrice dell’anno.

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Io amo molto Rodari, anche perchè mi riporta alla mente i ricordi della mia infanzia felice, i primi libri di bambina, e, per questo, i suoi libri sono presenti nella biblioteca dei piccoli di casa.
Per chi non conosce questo libro, eccolo qui, poche frasi, ma molto significative:

Ho conosciuto un bambino che era sette bambini.

Abitava a Roma, si chiamava Paolo e suo padre era un tranviere.

Però abitava anche a Parigi, si chiamava Jean e suo padre lavorava in una fabbrica di automobili.

Però abitava anche a Berlino, e lassù si chiamava Kurt, e suo padre era un professore di violoncello.

Però abitava anche a Mosca, si chiamava Juri, come Gagarin, e suo padre faceva il muratore e studiava matematica.

Però abitava anche a New York, si chiamava Jimmy e suo padre aveva un distributore di benzina.

Quanti ne ho detti? Cinque. Ne mancano due:

uno si chiamava Ciù, viveva a Shanghai e suo padre era un pescatore; l’ultimo si chiamava Pablo, viveva a Buenos Aires e suo padre faceva l’imbianchino.

Paolo, Jean, Kurt, Juri, Jimmy, Ciù e Pablo erano sette, ma erano sempre lo stesso bambino che aveva otto anni, sapeva già leggere e scrivere e andava in bicicletta senza appoggiare le mani sul manubrio.

Paolo era bruno, Jean biondo, e Kurt castano, ma erano lo stesso bambino. Juri aveva la pelle bianca, Ciù la pelle gialla, ma erano lo stesso bambino. Pablo andava al cinema in spagnolo e Jimmy in inglese, ma erano lo stesso bambino, e ridevano nella stessa lingua.

Ora sono cresciuti tutti e sette, e non potranno più farsi la guerra, perché tutti e sette sono un solo uomo.

Buona lettura!

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