Quando Vitruvio mi da una mano!

Tenere un laboratorio non significa soltanto prendere cartoncini, colla, vasi, terra, colori e PC, caricare tutto in macchina e partire in direzione di una scuola, o di una biblioteca, dove divertirsi moltissimo insieme a tanti piccoli curiosi!
La fase precedente alla realizzazione pratica di un laboratorio è fatta di studio, riflessione e sperimentazione.
I percorsi didattici, ovviamente, hanno caratteristiche diverse a seconda dell’età, ma, anche a seconda del luogo nel quale si svolgono.
Quando sono inseriti in un contesto scolastico, oltre all’aspetto ludico, devo dare spazio anche alla lezione “frontale” e, la preparazione di quest’ultima, è quella che mi occupa la gran parte del tempo e dei pensieri. Quando sono inseriti in un contesto diverso (biblioteca, libreria, centro ricreativo) e, magari si svolgono nella fascia oraria successiva all’uscita da scuola, l’aspetto ludico ha la meglio.

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Quando preparo le lezioni “tradizionali”, mi interrogo molto su “Cosa gli dico che non sia già conosciuto, scontato? Come glielo dico? Che immagini gli mostro? Si annoieranno? Riuscirò ad interessarli?”.
Dove disponibile, utilizzo sempre la LIM, perchè, trattandosi di archeologia e arte, è molto utile mostrare le immagini dei reperti, degli scavi, per tenere viva l’attenzione e devo dire che funziona!

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Lo scorso anno scolastico, come anticipato in un post precedente, ho tenuto un percorso, in una classe quinta, su giochi e giocattoli nel mondo antico, tra Grecia e Roma.
Nello spiegare ai bambini quanto importante fosse il ruolo dei giochi nel mondo antico, non solo dal punto di vista puramente ludico, ma, anche pedagogico e sociale, ho menzionato una leggenda, che riporto di seguito:

Vitruvio Sull’architettura IV – 1:

“C’è una tradizione sull’origine del capitello corinzio. Una fanciulla di Corinto, ormai in età da marito, morì per una malattia. Dopo il funerale, la sua nutrice raccolse tutti quegli oggetti (ninnoli e giocattoli), che le erano stati cari, in un canestro che depose sopra la tomba, coprendolo con una tegola, affinché quei ninnoli durassero più a lungo lì all’aperto. Il canestro fu casualmente appoggiato sopra una radice di acanto. Questa, schiacciata sotto il suo peso, all’inizio di primavera produsse foglie e viticci che, crescendo lungo i fianchi del canestro, furono costretti dagli angoli sporgenti della tegola a piegare la parte più alta delle loro fronde in forma di voluta. Callimaco, passando nei pressi della tomba, notò quel canestro circondato da tenere fronde. Fu attratto dall’originalità di quella composizione e pensò di riprodurla sui capitelli delle colonne a Corinto, determinandone le proporzioni. Così nacque il capitello corinzio”.

I piccoli curiosi sono rimasti molto affascinati nell’ascoltare questo racconto, sul quale mi ponevano domande e che hanno dimostrato di ricordare alla perfezione, nelle lezioni successive.
Evidentemente ho colto nel segno!
Dopo ogni mio laboratorio, distribuisco ai bambini dei questionari di gradimento, per capire in cosa ho sbagliato, in cosa ho fatto bene, per correggermi in futuro o per proseguire sulla stessa strada.
Una bellissima soddisfazione è stata leggere che, per molti bambini, uno dei momenti più belli del percorso che abbiamo fatto insieme, sono state le lezioni con la LIM! Quale sorpresa per me e quale gioia.

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Buon lavoro e buona didattica attiva a tutti!

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